Statistiche

Visite: 492610
Utenti registrati: 1611
Utenti on-line: 1
Home Page » Tutte le rubriche » Il Vernacolo Spinazzolese » .. “la bangh du scjov’ l”.

Rubrica: Il Vernacolo Spinazzolese

Articolo del 14 Marzo 2007

.. “la bangh du scjov’ l”.

Origini di modi di dire e saggezze popolari: “la bangh du scjov’ l”.

Di Vincenzo PETROLI.



“La bangh du scjóv’l”: è uno dei tanti modi di dire del dialetto spinazzolese. Ma è di origine napoletana! Come nacque? Era stato da poco proclamato il regno d’Italia. Siamo nel 1861, il re è Vittorio Emanuele II, passato alla storia con l’immeritata fama di Re Galantuomo. Non esisteva ancora la Banca d’Italia che autorizza e controlla le nuove banche. A Napoli, in via Toledo e dintorni, furono aperti nuovi sportelli bancari su iniziativa di Guglielmo Ruffo marchese di Scilla. Qualsiasi avventuriero poteva tentare di arricchirsi improvvisandosi banchiere. Per convincere la gente a depositare il denaro presso le sue banche, il marchese Ruffo prometteva congrui ed allettanti interessi attivi. La gente depositava e le banche di Ruffo prosperavano. Dopo un po’ di tempo, il marchese Ruffo chiuse le sue banche e scomparve con tutto il denaro accumulato. Era fallito! Dicono a Napoli: “Commerciante fallito, mezzo arricchito”. La fervida fantasia dei napoletani, creò la frase “La banga do sciùlio”, ossia la banca dello scivolo. La parola “sciùlio” è la napoletizzazione del nome del marchese, Scilla. Di modo che colui che aveva depositato i soldi presso le banche del marchese, aveva preso uno…scivolone. Il modo di dire si diffuse e giunse fino a noi. È entrato a far parte della nostra cultura linguistica.

“ Ddò nan g’ stè la bangh du scióv’l”. Ossia: “Qui non si danno soldi con la stessa generosità (falsa) della banca del marchese di Scilla”.


Scrivere il dialetto?

Certo che è possibile. La domanda, quindi, è banale. Il dialetto è una delle tante maniere con cui esprimere il nostro pensiero. Il dialetto orale, cioè quello parlato, è antico, quanto è antico l’uomo. La scrittura del dialetto è molto più recente. Di quanti anni è recente? Fornire una data esatta per l’inizio della scrittura del dialetto é difficile. Ce ne dovrebbe essere una per ogni località. Quello che si parlava un migliaio di anni fa a Firenze è diventato, limato e ripulito, la lingua che oggi parliamo e scriviamo dappertutto. Ma vale la pena scrivere il dialetto? E’ già tanto se lo parliamo. Un’altra chicca: il dialetto è diseducativo perché è volgare, la parla la gente del popolo, chi parla solo il
dialetto non impara mai l’italiano. Chi l’ha detto che bisogna parlare solo in dialetto? Qui mettiamo un punto fermo: una lingua è una lingua. E basta! Chi è volgare dice volgarità in dialetto e in lingua italiana. Noam Chomsky, noto studioso americano, afferma che il dialetto è una lingua senza passaporto. Infatti, la lingua nazionale ha più di un passaporto: la scuola, la televisione, la radio, i libri, i giornali. Il dialetto invece non ha neanche un tesserino d’identità. Può circolare solo in piccoli ambiti. E’ un bene immenso parlare e scrivere correttamente e con stile la lingua nazionale. Ma è ugualmente dignitoso e anche opportuno scrivere il dialetto. Scrivere il dialetto! Come? Se ne parlerà dal prossimo numero di questo giornale.





N.B. Il testo è stato scritto con le vecchie convenzioni e regole... prova a tradurlo e riscriverlo da te!!

di agenore

Nessun commento inserito per questo articolo.