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Rubrica: Storia e Cultura

Articolo del 25 Maggio 2005

La storia siamo noi...

“ERO UN MAESTRO ELEMENTARE A LA SPASS”


Da un sud sempre maledetto sud.


Di Vincenzo PETROLI .

“Cercai De Biase, sotto i banchi, non c’era neanche De Marinis. Ne avevo quattro con questo cognome! E chi può dimenticarlo? Aveva perennemente due candelette di muco, cadono, non cadono”



Gennaio 1958. Iniziava per me un altro anno senza lavoro. Ero un maestro elementare “a la spass”, ossia disoccupato. Come tanti altri spinazzolesi. Artigiani, operai, braccianti agricoli.
A fine mese, un bidello venne a casa. Dovevo recarmi a scuola. Non immaginavo la buona notizia che ebbi qui. C’era per me una supplenza per l’intero anno scolastico.
Fui accompagnato da un bidello. Prendemmo la scalinata che porta giù, nei cosiddetti scantinati dell’edificio Mazzini. Un’aula immensa, niente luce naturale, pochissima aria, una terza classe di 43 ragazzi. Chiusi la porta. Ci guardammo in faccia silenziosi. Sembrò un’eternità. Poi improvvisamente si scatenò una parapiglia. I più quieti sorridevano inerti dal loro banco e ammiravano le giravolte dei compagni più arditi. Si rincorrevano per l’aula e si nascondevano sotto e dietro i banchi.
“E mò?”, pensai! Erano ancora i tempi delle maniere forti. Strillai, mi incazzai, afferrai qualche cavallo pazzo e li misi a sedere con le brutte. Buon Dio! Avevo 21 anni. Un po’ di energia me la potevo permettere.
Quello che accadde poi fu routine! Le quattro operazioni. Qualche ciancia sugli antichi e sanguinari romani. E tutto filò per il meglio fino a giugno.
Intanto vinsi il concorso magistrale, fortunatamente. E quando fui convocato a Bari per scegliere la sede di insegnamento, il funzionario che mi sentì preferire Spinazzola, mi guardò allocchito! A Spinazzola non ci voleva venire nessuno.
Primo ottobre, primo giorno di scuola. Per una strana quanto elastica consuetudine detta “continuità didattica”, mi ritrovai con li stessi ragazzi. In quarta classe. A me stava bene così! Li guardai, mi fecero tante feste. Senza contarli, mi resi conto che non erano più 43. Cercai De Biase. Guardai sotto i banchi. Non c’era neanche De Marinis. Ne avevo quattro con questo cognome! E chi può dimenticarlo? Aveva perennemente due candelette di muco. Cadono, non cadono!

I ragazzi erano diventati 32. A Milano, a Torino, a Corsico, ad Intra, a Sesto S.Giovanni… la scolaresca ora era più gestibile. E nella medesima ala “underground” si respirava meglio! Ma mi mancava Di Biase, lo scoiattolo.
Trascorse un altro anno. In quinta erano diventati una ventina o poco più. Una pacchia per me ed il mio lavoro. Salimmo a “rivedere le stelle”. Gli scantinati furono rioccupati dai vecchi residenti, topi di non piccola mole.
In quasi tutte le scolaresche si era verificata più o meno la stessa falcidie di alunni.
Pochi si resero conto della gravità di quello che stava accadendo: l’emigrazione. Io non ero tra quelli.
La stessa che, oggi e da alcuni anni, si sta verificando da un sud, sempre maledetto sud, verso un nord!





di agenore

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