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Rubrica: Storia e Cultura

Articolo del 24 Marzo 2007

I nonni risorsa dei nostri tempi.

Altro che vecchi, i nonni più vicini ai nostri giovani forse più dei padri. Gli anziani radici del nostro tempo dove le radici non ci sono e vige la paura e l’incertezza.


Intervista allo psicoterapeuta familiare dott. Saverio COSTANTINO.





D. Lei dottore conosce la realtà di un piccolo centro della provincia di Bari, Spinazzola dove gli anziani sono numericamente superiori ai giovani, cosa ne pensa?

R. Penso positivo come dice un famoso interprete della canzone italiana, Jovanotti. Pensare agli anziani mi richiama occasioni emozionanti con i miei nonni, ormai da anni defunti, con i miei genitori, anche loro nonni delle mie figlie; infatti a loro sono legati dei passaggi generazionali fatti di sofferenza e di saggezza dell’interpretare ciò che accade seguendo le leggi naturali e nel contempo per loro Divine, in quanto profondamente credenti e legati alla fede. Loro sono stati gli interpetri degli anni 30, della seconda guerra mondiale, dell’incertezza della vita, della povertà (mangiavano il pane per companatico quando c’era, frase tipica di mio padre di fronte alla interpretazione consumistica dei nostri tempi). In questo passaggio se riuscirò a spiegarlo alberga un contenuto vitale da recuperare. L’uomo, i giovani più che mai, oggi hanno una grande paura, proprio oggi che si hanno più certezze e rassicurazioni, forse quella di vivere? Quello che ci viene trasfuso è solo la spinta al successo personale. L’uomo teme la sua stessa vita, la ritiene essere un compito gravoso per le sue fragili spalle, convinto di non dover compiere errori e di doversi incamminare sul solo, spinoso e unico sentiero della realizzazione personale. L’essere umano è afflitto dalle incertezze, dai sensi di colpa, dai dubbi.

D. Ma questo che attinenza ha con il recupero dell’anziano come risorsa, anche gli anziani sono, come ha già detto, afflitti dalla incertezza dei tempi che hanno interpretato?

R. Infatti l’incertezza vera era la loro vita, era la lotta per conservare la vita e quella dei propri cari, figli, genitori fratelli e amici. Provate a chiedere un confronto ad un anziano tra il passato e il presente, sarà molto facile che riferisca con nostalgia il passato non solo perché erano giovani e perché il passato con il tempo acquisisce un valore diverso, ma soprattutto perché si sentivano impegnati nel lottare per cose essenziali, sentivano le persone esprimere con coerenza i sentimenti, e la famosa “parola data” sostituiva ogni manoscritto nel rispetto degli altri. Mi ha colpito la lettura socio-economica, fatta su un giornale, che apriva il varco, attivando anche istanze emotive, alla tesi che i giovani siano più vicini ai nonni che non ai padri. E’ più semplice pensare che le somiglianze tra i nonni e i nipoti e le differenze tra i genitori e i figli siano dovute, principalmente, a somiglianze e differenze nei vincoli e nelle opportunità economico-sociali incontrate da questi tre gruppi di popolazioni. I nonni come i nipoti hanno compiuto i venti anni in presenza di congiunture economiche sfavorevoli, hanno spesso conosciuto rapporti di impiego instabili, hanno vissuto quasi senza sostegni da parte del sistema del Welfare (i nonni) o li hanno visti drasticamente ridotti (i nipoti) e hanno trovato enormi difficoltà nell’acquistare, o anche solo nell’affittare, un appartamento. Per contro i genitori delle persone nate tra la metà degli anni 60 e la fine degli anni 70, sono diventate adulte nel periodo del boom economico, hanno goduto dei posti di lavoro fortemente garantiti, conosciuto un sistema di Welfare in espansione, hanno trovato casa a prezzi abbordabili. E mi fermo a far intendere al lettore quali valori hanno potuto trasmettere poiché è forse inopportuno inoltrarsi in questo capitolo. Sono risorsa nella loro capacità di sostenere i percorsi evolutivi dei nipoti sostenendo anche i figli. Sempre più i nonni sono i primi referenti per i nipoti quando i genitori sono impegnati in attività lavorative.

D. Uno dei valori trasmessi dai nonni forse è l’alto senso della protezione, cosa ne pensa?

R. La protezione è un bisogno primario nella scala delle motivazioni umane, i nonni i nostri anziani più che la protezione ci hanno trasmesso che il senso della fatica della difficoltà non sono incidenti di percorso ma è la vita stessa, così forse tutti sapranno collocarsi con un maggior senso di realismo senza percorrere vie tortuose.

di agenore

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