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Rubrica: Cronaca ed Attualità

Articolo del 15 Marzo 2007

FARE PREVENZIONE...

La Celiachia: l’informazione
supera le “barriere alimentari”.



Il problema di sanità pubblica non è solo rappresentato dalla minoranza di casi conclamati, ma dalle decine di migliaia di persone, che presentano patologie croniche senza evidenti segni di enteropatia. Infatti la prevalenza della Malattia Celiaca, è stata stimata ad almeno 1:300 nelle popolazioni dell'Europa occidentale.




cura del dott. Savino Anelli –igienista-

La malattia celiaca,
conosciuta anche come celiachia o morbo celiaco, pur essendo stata individuata come malattia già nel secondo secolo prima di Cristo, solo dalla fine del 1800 è stata riconosciuta come una malattia causata da fattori alimentari. Dal punto di vista epidemiologico questa malattia è stata, fino a pochi decenni fa, ritenuta tipica di alcune popolazioni del nord Europa e poco diffusa nel bacino Mediterraneo. Recenti studi hanno invece evidenziato che la celiachia è una delle malattie croniche più diffuse in Italia: da studi di screening su ampie casistiche, è emerso che la prevalenza della malattia è di 1 caso su circa 180 abitanti ( secondo alcuni Autori la prevalenza è addirittura di 1:100); tra l’altro, la malattia celiaca, in forma subclinica o silente, rimane a lungo misconosciuta, esponendo il paziente al rischio delle complicanze, che sono strettamente correlate alla durata di esposizione al glutine.
Si calcola così che la popolazione italiana affetta da tale malattia ammonti tra 300.000 e 600.000 soggetti.

che cos’ è la celiachia?.

E’ una patologia dell’intestino tenue, a patogenesi autoimmunitaria, a seguito dell’ingestione, in soggetti geneticamente predisposti, delle frazioni proteiche contenute nei derivati del grano, della segale, dell’orzo e, probabilmente, dell’avena.



Cosa succede alla mucosa intestinale?

Si determina una progressiva alterazione della normale architettura intestinale, con una sempre maggior atrofia dei villi intestinali. Poiché i villi intestinali costituiscono un sistema per aumentare enormemente la superficie assorbente del nostro intestino, la loro atrofia porta una significativa riduzione della capacità di assorbimento.

Come si manifesta la
celiachia?


La malattia celiaca si presenta, nella forma classica, con una sindrome da malassorbimento (diarrea con feci abbondanti e ricche di grassi, calo ponderale e segni di vari deficit nutrizionali).
Spesso la sintomatologia non è così
tipica e la diagnosi è più difficoltosa; si presenta, frequentemente, in forma subclinica, cioè con sintomi minori (anemia da mancanza di ferro resistente alla somministrazione di ferro per via orale, alternanza di diarrea e stitichezza, aria intestinale, dispepsia) o apparentemente non correlati all’enteropatia (assenza del ciclo mestruale ed infertilità, osteoporosi, ritardo di crescita, calcificazioni cerebrali con epilessia, malattie autoimmuni).

Le lesioni intestinali sono reversibili?

Le lesioni intestinali sono prontamente reversibili dopo periodi variabili di dieta priva di glutine, che pertanto rappresenta l’unica ed insostituibile terapia della malattia.



E’ pericoloso ritardare o non fare diagnosi di celiachia?

Se non trattata, con la privazione totale dal glutine, la malattia celiaca determina complicanze anche gravi, quali l’osteoporosi con fratture patologiche, la digiunoileite ulcerativa, l’atrofia della milza, le malattie autoimmuni.
I pazienti con malattia celiaca non trattata, presentano un rischio aumentato di sviluppare patologie tumorali, quali il linfoma intestinale e i tumori del faringe, dell’esofago, stomaco e piccolo intestino.
Il paziente con malattia celiaca, specie se con pochi sintomi o con sintomatologia, all’inizio, non di tipo intestinale, si sottopone a numerosi test diagnostici, spesso inutili o addirittura fuorvianti: questo ritardo diagnostico conduce, spesso, a disagi per il singolo soggetto, alla possibilità di comparsa di complicanze legate ad una malattia non curata, ed inoltre ad una notevole spesa sanitaria in termini di diagnostica e di prescrizioni farmacologiche (si pensi ad esempio alle terapie prolungate con ferro).

Cosa porta il Medico, oltre alla sintomatologia ed alla clinica, a fare diagnosi?

Sono disponibili test sul sangue che ricercano la presenza di anticorpi specifici di malattia: tali test sono forniti di alta sensibilità e specificità (in termini più semplici avere un test positivo significa avere quasi sicuramente la malattia e solo questa malattia). La conferma diagnostica necessita, anche ai fini medico legali e amministrativi (certificazione), dimostrazione delle lesioni sopradescritte (riduzione de villi) su biopsie intestinali ricavabili in corso di una semplice gastro- duodenoscopia.



La dieta del celiaco

La dieta aglutinata, è in grado di risolvere la maggior parte dei problemi, riguardanti il “benessere fisico”, limitatamente ai pazienti con sintomatologia classica e comunque con sintomi correlati al malassorbimento (ad esempio gli anemici). La dieta aglutinata influisce negativamente su vari aspetti della vita quotidiana, quali difficoltà nei viaggi, nei pasti fuori dalle mura domestiche, nel lavoro (mense). Il problema è ancora più evidente nei giovani, che si sentono spesso emarginati (si pensi ad esempio al ruolo “sociale” della pizza o della “pasta”) provocando un evidente scadimento della qualità di vita.
Occorre sostenere i pazienti nelle difficoltà che emergono dall’attuazione della dieta, attraverso una sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni al problema delle cosiddette “barriere alimentari” (ristoranti, mense scolastiche e lavorative, aerei, ecc.).
Nelle mense delle strutture scolastiche e ospedaliere e nelle mense delle strutture pubbliche, devono essere somministrati, previa richiesta degli interessati, anche pasti senza glutine.
Il foglietto illustrativo dei medicinali deve indicare con chiarezza se il prodotto può essere assunto senza rischi da soggetti affetti da celiachia.

Chi dobbiamo sottoporre a screening?

La comunità scientifica internazionale concorda nell’affermare la cultura della celiachia come malattia sistematica, che può coinvolgere vari organi ed apparati, riservando quindi il programma di screening ai gruppi di popolazione a rischio: familiari di 1° grado del celiaco, soggetti con sintomi indicativi di una forma sfumata atipica, pazienti con determinate patologie associate.
Per concludere fra le prospettive future c'è quella della realizzazione di un vaccino. Alcuni Ricercatori ritengono di avere individuato il peptide dominante, verso il quale è diretta la risposta immune in corso di riesposizione al glutine. Tale scoperta potrebbe riaprire la strada alla terapia immunomodulatrice. Allo stato attuale, tuttavia, esistono notevoli divergenze nell'interpretazione di questi risultati e solo l'ampliamento delle conoscenze consentirà di ottenere indicazioni utili per stimolare ed orientare la ricerca in tal senso.


di agenore

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