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A Spinazzola

Articolo del 22 Marzo 2007

Prometti e non mantieni...

Les jeux sont faits ( a buon intenditor…)

E’ la frase che dice il croupier quando lancia la pallina che gira intorno alla ruota della roulette. Poi la pallina si ferma e lui ritira con il reteau (u ratavidd) le fishes dei perdenti e dà il premio ai vincenti. E’ successa la stessa cosa per le nostre elezioni comunali. Ora “rien va plus”. Ognuna delle tre liste ha ritirato i consensi elargiti dagli elettori, le fishes che ha puntato. Chi ha perso dice che ha vinto perché non si aspettava tanti consensi. Chi ha vinto vaneggia che avrebbe potuto averne di più. E’ un film già visto da quando ero giovanissimo democristiano. E’ proprio vero che la storia si ripete, anche se non ne sono convinto. Ma è più interessante che vi racconti un sogno che ho fatto qualche giorno prima del 25 maggio. Si sa, i sogni, per quanto ci sforziamo di spiegarli, lasciano sempre zone più o meno ampie di irrazionalità. Preso dal bailamme delle espressioni propagandistiche, nel mio inconscio ha preso forma il sogno, questo sogno. Ho sentito un curioso bisogno di andare a confessarmi. Mi sono recato in chiesa. Quale? Non lo so. Forse una sintesi delle chiese che ho visitato da noi e all’estero, soprattutto in Ispagna. Ho visto passare un giovane frate. Ad un mio cortese cenno si è avvicinato. Un frate sulla trentina.

- desidero confessarmi.-

- venga figliolo.-

Ho pensato: “Cominciamo male. Posso essere suo padre e mi ritiene suo figlio. Bah, vediamo che succede.”

- da quando non ti confessi?-

Bella domanda! Cerco di recuperare qualche ricordo. Niente! Poi un’illuminazione:
- Mi sono sposato, in chiesa, quarantenni or sono. Circa!-

- E’ un po’ troppo che non ti confessi. Cosa c’è che non va, dal momento che hai provato il bisogno di riconciliarti con Dio?

- Ho peccato.

- In che cosa? In parole?

- Quasi mai!

- In opere?

- Qualche volta…


- In omissione?

- Ecco! Questo è il peccato giusto che…

- Non è poi così grave, se le omissioni sono state lievi.

- Non sono state lievi…

- Non ti demoralizzare. Dio è grande e misericordioso!

- Si ma non è fesso. E non dimentica. Lo dice, anzi glielo fa dire a Tommaso da Celano nel “Dies irae”…


- Non ricordo…

- Liber scriptus proferetur in quo totum continetur unde mundus judicetur

- Cosa vuol dire?

- Sarà portato un libro in cui è scritto tutto e da questo sarà deciso il giudizio del mondo. Quindi anche il nostro!

- Figliolo, sei troppo pessimista, come Tommaso da Celano!

- Ma l’inferno c’è?

- E’ certo! L’inferno c’è!

- Ed io non ci voglio andare!

- Chiedi perdono a Dio…

- Non è a Dio che devo chiedere perdono.

- E a chi vuoi anche chiedere perdono?

- A tutti quelli che mi hanno dato il voto promettendo cose che poi non ho fatto. Ecco il grosso peccato di omissione. Io ho preso tanti voti, in cambio non ho dato niente . le promesse non le ho mantenute. E c’è l’inferno che mi aspetta!

- Ma Dio…figliolo…

- Lo dice anche dante Alighieri, nella Divina Commedia…

- Io non l’ho letta tutta…

- Nel sec. XIII, a Montefeltro c’era un duca, Guido. Era un vero manigoldo. Violento, feroce, non aveva pietà, non manteneva mai la parola data…Quando diventò vecchio, si ritirò in un convento francescano…E’ proprio vero!

- Che cosa?

- Quando non servo più mi dò al buon Gesù.

- Ma lasci stare e continui a raccontare. Mi interessa

- Era papa Bonifacio VIII, della potente famiglia Gaetani. Nemico acerrimo della famiglia Colonna. Non passava giorno che non se la suonavano di santa ragione…

- Una ragione di uccidere non è mai santa…

- Di questo parleremo un'altra volta. I soldati di Bonifacio VIII non riuscivano ad espugnare la roccaforte di Palestrina, che apparteneva ai Colonna. Come fare? Il camerlengo del papa suggerì che in un convento c’era Guido da Montefeltro, che poteva essere di aiuto per… Fu convocato il duca Guido. Questo, da filibustiere che era, disse al papa: “Io il consiglio per espugnare Palestrina te lo dò. Ma tu, che sei papa e puoi fare tutto, mi devi dare l’assoluzione prima che ti dia il suggerimento per sconfiggere i colonnesi. Il papa dette l’assoluzione e Guido disse semplicemente: “PROMETTI E NON MANTIENI”. Il papa fece promettere ai colonnesi assediati il p’erdono e la vita salva a tutti quelli che si sarebbero arresi. I colonnesi accettarono. Quando aprirono le porte della rocca, i soldati del papa entrarono e sbudellarono, scannarono generosamente, rubarono…

- Ma questa deve essere una leggenda…


- Leggenda o no che sia, Dante li mette nell’inferno a tutti e due! Ed io all’inferno non ci voglio andare. Gliel’ho già detto…anche perché l’inferno è per sempre…

- Eh, si! L’eternità!

- L’eternità dell’inferno mi spaventa più dell’inferno stesso!

- Mi fa capire?

- Guardi! Ammettiamo per ipotesi che io non la sopporti, che lei mi è antipatico…

- Ammettiamo!

- Ebbene. Io la devo sopportare da vivo, incontrarla, parlare con lei in confessione o mentre passeggiamo…

- E allora?

- Poi, se andiamo all’inferno tutti e due, dobbiamo stare insieme per l’eternità! No! Non voglio andare all’inferno! Non voglio andare all’inferno…

Ripetevo in modo convulso e ad alta voce quest’ultima frase. Mi sento scuotere. Mia moglie mi sveglia e dice:
“ho preparato il caffé. Alzati! A proposito! Perché non vuoi andare all’inferno? Mi hai detto fino alla noia che tu non credi nell’esistenza dell’inferno”.

di agenore

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