Articolo del 26 Marzo 2009
Le grandi catene sconfitte dal web.
Salviamo i negozi di dischi....
Di questo passo, nel giro di qualche anno i negozi di dischi saranno solo un lontano ricordo, di quelli da raccontare ai bambini come le fontanelle una volta agli angoli delle strade. L’avanzata delle nuove tecnologie sta seppellendo le tradizionali rivendite di musica sotto una valanga di brani digitali, scaricati quasi sempre gratuitamente dalla rete. E’ una guerra ad armi impari che i commercianti di dischi non possono vincere, a meno di non ridimensionarsi riciclandosi in esercizi specializzati, come quelli che vendono solo metal, solo punk, oppure solo vinile, o meglio ancora jazz e classica, gli unici generi a resistere alla tempesta perfetta degli anni 2000.

Per il resto, il pop più generico è stato spazzato via dalla febbre da download che imperversa da quando scaricare pezzi e album dal web è diventato un gioco da ragazzini, che sono poi i clienti persi dagli esercizi tradizionali e che quasi mai ascoltano musica, appesi alle cuffiette dei loro iPod. I dati sono impietosi: i negozi in Italia erano circa 3.000 nel 2007, ma alla fine del 2008 sono calati del 20-25%, e le prime notizie di quest’anno confermano la tendenza a nuovi ridimensionamenti (la stima è della Federazione italiana strumenti musicali e dischi, l’associazione di categoria della Confesercenti). La situazione è così seria che Meeting delle etichette indipendenti e Audiocoop, l’associazione delle etichette indie, hanno lanciato una campagna che ricorda quelle degli ambientalisti a difesa delle specie animali a rischio d’estinzione: «Salviamo i negozi di dischi!» è l’appello a partecipare alla manifestazione del 18 aprile con cui si chiamano a raccolta gli appassionati, per una giornata di mobilitazione ricavata sull’esempio dell’americano «Record store day». Già, perché non è che negli Usa se la passino molto meglio, a New York e a Los Angeles hanno chiuso i battenti o stanno per farlo i Virgin mega store. Tornando a noi, la strage di negozi come quello raccontato da Nick Hornby in un classico come «Alta fedeltà» si accanisce contro chi ha un locale affittato magari in centro storico, dove i canoni sono proibitivi, ma non risparmia le catene e le rivendite storiche.
A Bologna Nannucci Dischi è un’istituzione dal 1936: nel negozio di via Oberdan, a pochi metri dalle Due Torri, sono passati a rifornirsi di vinile e di cd musicisti come Lucio Dalla, che era un assiduo, Gianni Morandi, Luca Carboni, Samuele Bersani. Qui venivano a fare il pieno di dischi d’importazione dei generi più svariati clienti da ogni parte d’Italia.
Da aprile però tutto questo non esisterà più, se non per corrispondenza: il negozio abbassa le serrande e su Internet, che da una parte ammazza i vecchi canali musicali e dall’altra li rimpiange, corrono già gli appelli per impedirlo. Mario Nannucci, per 24 anni dietro al bancone, spiega: «Il nostro fatturato è calato costantemente dal 2003, in una continua escalation accentuata dalla musica scaricata da Internet e che si è scontrata con la nostra filosofia: avere il maggior numero di titoli a disposizione, tenere prezzi ragionevoli ed essere molto attenti ai prodotti d’importazione. Oggi tutti i ragazzi scaricano dalla rete, gratis o quasi, perché esistono siti da cui si scarica pagando 9 euro e 90 per i primi 130 brani in un mese. Sono 7 centesimi a brano, impossibile competere». Nei negozi infatti ormai vanno i fan del jazz o della musica classica. Un po’ per ragioni anagrafiche, un pubblico in là con gli anni e poca confidenza col download, ma che cerca l’alta fedeltà del suono, essenziale per una sinfonia o per un brano di Miles Davis, non la si ritrova certo in formato Mp3. Si diceva dei guai dei negozi a conduzione singola o familiare, ma anche le catene sembrano avere difficoltà. Ricordi Media Store, i punti vendita Feltrinelli di cd, dvd musicali e film, un paio d’anni fa ha chiuso la sede di Verona, lo scorso autunno ha fatto lo stesso a Parma, ed entro pochi giorni metterà fine all’esperienza di Modena: il grande negozio su due piani nella centralissima via Emilia sarà cancellato e i dischi troveranno posto in uno spazio molto più ristretto ricavato nell’attuale libreria Feltrinelli, ristrutturata per l’occasione. Anche qui la musica non cambia, compratori giovani scomparsi, vale a dire i consumatori abituali di pop e rock, e la clientela si è ridotta ai soliti noti per jazz o musica classica. Quando questi ultimi saranno troppo invecchiati o non ci saranno più, chi entrerà in un negozio a comprare un disco?
di davidmosk
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